PADMASANA – la posizione del loto

loto Fonte immagine: Pixabay

 

“Padma”, il loto, è un fiore acquatico che nasce in acque torbide.
Affonda le sue radici nelle profondità fangose degli stagni, e con un lungo, flessibile stelo arriva a toccare il pelo dell’acqua.

È qui che sboccia.

Si apre in mille petali e risplende nei suoi colori, affascinando da sempre la spiritualità dell’uomo.

Sono tantissime infatti le culture per cui ha rivestito e continua a rivestire un ruolo sacro, regale.

 

La magia dello sbocciare sull’acqua

Nel mondo egizio ed indù ad esempio, è considerato il fiore della luce, legato alle immagini delle divinità solari, ed è simbolo sacro associato ai rituali sacrificali, offerto alla divinità a prova di devozione.

Essendo fiore che produce al contempo germogli, fiori e frutti, la tradizione cinese lo riconduce invece all’eternità di presente, passato e futuro, e nella tradizione buddhista è elemento simbolico dei livelli di coscienza, associato alla figura del Buddha (che anche l’iconografia tradizionale ritrae in posizione seduta appunto, sul loto).

Secondo una delle tradizioni indù, il mondo stesso sarebbe nato al centro di un fiore di loto, con l’origine del suo stelo nell’ombelico del dio Visnu.

fiore di loto

Fonte immagine: Pixabay

A causa quindi della sua bellezza, del suo essere solido e allo stesso tempo flessibile sull’acqua, il loto è anche visto come simbolo dell’uomo, con le sue conquiste spirituali, e con la sua consapevolezza interiore (si pensi ad esempio che il simbolo del loto è anche legato a ciascuno dei 7 chakra principali).

Arriva dunque a farsi simbolo dello spirito, che partendo da radici fissate al fondale del mondo e dell’Io, attraversando le acque torbide si porta verso l’alto, per aprirsi infine in superficie, e fluttuare sulle correnti acquatiche senza farsene travolgere.

Arriva a farsi strumento e simbolo dell’ascolto e della meditazione.

E la posizione yoga di padmasana, da padma appunto, rappresenta proprio uno degli asana più adatti all’ascolto e alla meditazione, ispirata a questo simbolo di saggezza.

Vediamola insieme.

 

Ci schiudiamo, piano piano, nella posizione del loto

padmasana

In padmasana siamo seduti, con le gambe incrociate, i piedi che appoggiano sulle cosce, le piante rivolte verso l’alto.

La schiena è diritta, sostenuta da un addome ben presente e attivo.

Le mani sono poggiate sulle ginocchia o sul grembo.

Il mento è leggermente portato in basso in direzione dello sterno e il capo, dalla sommità, si leva verso l’alto.

Chiudiamo gli occhi e restiamo in questa posizione per alcuni respiri, portando lo sguardo verso il centro delle sopracciglia, seppure tenendo gli occhi chiusi.

Il corpo deve essere bene allenato, per entrare in questa posizione, che richiede

  • preparazione nel lavoro delle a
    nche, aperte e mobili
  • flessibilità nelle ginocchia
  • mobilità nelle caviglie.

posizione padmasana

Non dobbiamo dunque pretendere di prendere subito e di fretta questa posizione, nella sua interezza e totalità.

Come sempre, nella pratica sarà invece necessario seguire satya e ahimsa: ascoltare i segnali del corpo e fermarci se necessario, senza portare in affaticamento le articolazioni, se non ancora pronte, e rischiare di farci male.

Anche in questo traiamo insegnamento dal loto, che costruisce pian piano la sua flessibilità e il suo percorso, semplicemente seguendo la naturale direzione della crescita, per sbocciare sul pelo dell’acqua nella quiete, solo quando tutto è pronto.

I mille petali, in noi

Lentamente, con la pratica di padmasana, entriamo quindi piano piano in una posizione che lavora in profondità sul benessere e sulla tranquillità di corpo e anima, portandoci fermi in silenzio ed equilibrio, e allo stesso tempo protesi in allungamento verso l’alto.

Non è un percorso semplice, come abbiamo visto, e il nostro loto interiore potrebbe aver bisogno di tempo, per arrivare a fiorire.

Ma la pratica della meditazione e di questa posizione, con i nostri tempi, arriveranno pian piano a darci i loro frutti, aiutandoci a far luce sulla consapevolezza, dandoci la gioia dell’unione con il Tutto, permettendoci di salire dalla sostanza della terra, fiorire nella gioia, e osservare senza farci travolgere il fluttuare dell’acqua sotto i nostri petali.


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