La forza del cuore: la posizione yoga di astavakrasana

posizione yoga di astavakrasana

Se qualcuno crede di essere libero, è libero; se crede di essere legato, è legato. Perciò è vero il detto: “Si diventa ciò che si pensa”

– Astavakra Gita –

 

Al di là delle apparenze

Astavakra, da cui prende il nome la posizione yoga di astavakrasana, è il saggio hindu “dal corpo piegato in otto punti” (asta=otto + vakra=pieghe).

Qual è la sua storia?

Inizia prima della sua nascita, quando era ancora nel grembo materno. Qui ascoltava tutti i giorni suo padre, studioso dei Veda, recitare i mantra della tradizione antica. Il padre però commetteva spesso errori di pronuncia, e per questo il piccolo sussultava infastidito nel grembo materno, finché un giorno non intervenne per correggere l’errore.

Offeso nell’orgoglio per questa mancanza di rispetto, il padre gli lanciò allora una maledizione: “che possa nascere con il corpo piegato in otto punti”. E così avvenne, il bimbo nacque storpio.

Da adulto Astavakra, divenuto un grande saggio ed esperto dei testi antichi, un giorno decise di recarsi al palazzo del re Janaka, per assistere alla discussione filosofica che lì avrebbe avuto luogo fra i sapienti della corte.

A causa delle sue difficoltà di movimento, tuttavia, impiegò diversi giorni per arrivare a destinazione, e al suo arrivo, ad assemblea già iniziata, tutti i presenti presero a deriderlo, alla vista del suo corpo.

Astavakra allora disse: “Ero venuto qui convinto di assistere a dibattiti illuminati, e di trovare riuniti gli uomini più sapienti della Terra: invece ci sono solo dei ciabattini”.

“Come, ciabattini?” gli rispose il re. “Tu qui sei al cospetto della mia corte, dei più grandi esperti dei Veda!”

“No, sono ciabattini” continuò il saggio. “Tutto quello che vedono e sui cui basano il loro giudizio è la pelle, la superficie, non l’anima più profonda. È questo il lavoro del ciabattino, che esamina una pelle e dice ‘questa è buona, questa no, questa è troppo liscia, quest’altra troppo ruvida’ “.

Il re Janaka si rese conto allora che Astavakra aveva ragione: si inchinò ai suoi piedi e diventò suo fedele allievo.

 

La forza del cuore

Da Astavakra prende il nome la posizione yoga di astavakrasana: un asana che ci porta a piegare il corpo in otto punti, in una torsione che ci porta in equilibrio sulle braccia.

Non dobbiamo fermarci alle apparenze, però, come ci insegna la storia di questo saggio: non alleniamo la forza dei bicipiti, come potrebbe sembrare guardando “in superficie” la posizione.

“Alleniamo” e portiamo in espansione il cuore.

Ci domandiamo: quanto siamo concentrati sulle apparenze? Siamo legati ai pregiudizi? Ci identifichiamo totalmente nel nostro corpo? Quanto ci lasciamo condizionare ogni giorno dalle nostre credenze su noi stessi e sui nostri limiti?

Fare esperienza della posizione e del mito di Astavakra ci porta quindi a lasciare andare il giudizio sulla superficie, ed entrare più in profondità, per accogliere con fiducia noi stessi, tutto ciò che è intorno a noi, e per abbracciare in toto ciò che siamo, limiti compresi.

Lasciandoci andare nell’apertura del cuore possiamo così sollevarci e portarci in avanti in equilibrio, vincendo le corazze e la paura di cadere. Non con la forza delle braccia: la nostra energia è la forza del cuore.


Categories: Filosofia Yoga

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