Ad ogni Respiro, una vita nuova

respirare Fonte immagine: Pixabay

“Se considerate il respiro sotto forma di apparato respiratorio, è fisico. Ma quando si studia la funzione del respiro sulla mente si comprende che è spirituale. Il prāṇāyāma è il ponte tra il fisico e lo spirituale ed è quindi il fulcro dello yoga”

B.K.S. Iyengar

 

Respiriamo fino a 22.000 volte al giorno: ma di quanti di questi respiri possiamo dire di essere consapevoli?

Proprio perché ci viene così naturale infatti, spesso dimentichiamo l’importanza dell’atto respiratorio, dimentichiamo che proprio il respiro È la nostra vita, e diamo per scontato ciò che in realtà in ogni istante porta in noi nuova energia, ci riporta in connessione con la parte più intima della nostra anima, con il Tutto che dentro e intorno a noi, e nutrendoci ci trasforma e ci rinnova.

 

Perché ascoltare il respiro

Aiutandoci ad entrare così in profondità nel nostro Sé, il respiro è quindi anche il nostro più valido alleato per avere maggiore consapevolezza del corpo, delle emozioni e per decifrare meglio i segnali che la nostra anima cerca di inviarci.

Un respiro affannoso o pesante durante la pratica, ad esempio sarà segnale di una resistenza da parte del corpo; un respiro che pian piano si fa più sottile ci comunicherà invece che stiamo entrando lentamente nella posizione e la stiamo vivendo più in profondità; perfino l’assenza di respiro è un indicatore importante: restare in apnea può infatti essere indice di una profonda resistenza del corpo, ma anche di un nostro particolare bisogno di “ascolto” e di approfondimento di quella posizione in particolare (come quando in un ambiente affollato abbiamo bisogno di fare silenzio assoluto per concentrarci meglio sulla musica in sottofondo).

E con questa consapevolezza, accordando nella pratica respiro e movimento, l’espansione con l’inspirazione, e con l’espirazione l’allungamento, andiamo piano piano ad allentare quelle resistenze, ad accoglierle e lasciarle andare, creando ad ogni respiro nuovo spazio, e abbandonandoci sempre di più.

In questo modo, la pratica si trasforma in una meditazione ritmica e silenziosa, un attimo in cui siamo per davvero profondamente in noi stessi.

Ma il primo passo per fare tutto questo, è proprio ritrovare la consapevolezza sul nostro respiro naturale.

 

Le espressioni del respiro

Iniziamo prendendoci un momento per onorare e ascoltare il nostro respiro.

Mettiamoci in posizione ferma e rilassata, magari con gli occhi chiusi e portiamo una mano sul petto, ed una sull’addome.

Dove sentiamo muoversi il nostro respiro? A livello addominale? O nella parte più alta del torace, all’altezza dello sterno? O ancora più in alto, in corrispondenza delle clavicole?

Esistono infatti tre tipologie di respiro, o meglio di espressione naturale del respiro nel corpo. Ciascuna con un carattere peculiare, e su cui è importante portare consapevolezza:

  • Respirazione diaframmatica: la respirazione che si esprime “a livello dell’addome”: ad ogni respiro infatti il diaframma si contrae e i polmoni iniziano ad incamerare aria dalla base. Si tratta del tipo di respirazione più profonda, rilassata, moderata, calma
  • Respirazione toracica: respirazione che si esprime quando nell’atto respiratorio sentiamo che ad essere coinvolto è il petto. Comporta l’immissione di una minore quantità di ossigeno, rispetto alla respirazione diaframmatica, e di conseguenza richiede respiri più ravvicinati. Spesso si associa a preoccupazione, stati di stress e tensione
  • Respirazione clavicolare: coinvolge la parte più alta dei polmoni, in corrispondenza delle clavicole. In questo caso l’immissione di ossigeno è assai esigua, concentrandosi solo nella parte apicale dei polmoni.

Fra le tre tipologie quella che in condizioni di respirazione naturale conferisce il maggiore benessere è proprio la prima, la respirazione diaframmatica: calma, profonda, capace di dare al sangue una migliore ossigenazione e di lavorare pian piano sulla tranquillità e il rilassamento del corpo e della mente.

Proviamo a portare la nostra attenzione proprio su questo tipo di respirazione: riusciamo a sentirla bene mettendoci ad esempio distesi, con un piccolo peso appoggiato sull’addome (ad esempio un piccolo libro). Ascoltiamola e piano piano iniziamo a concentrarci sulla sensazione dell’aria che entra ed esce, sul respiro che pian piano si fa più lento, forse anche più “sottile”.

 

Ad ogni respiro, una vita nuova

In questo modo ad ogni respiro sentiamo di riconnetterci con il nostro Sé, in una sorta di ritorno a casa, che ci vede però ogni volta sempre nuovi, rinnovati dall’energia del nuovo che entra, con il respiro: sempre a casa ma sempre nuovi.

Proviamo questa sensazione, nel corpo e nella mente, anche nel momento in cui sperimentiamo la “respirazione yogica completa”, una pratica di controllo del respiro semplice da eseguire, con le indicazioni del Maestro, e che consiste nell’unire i tre tipi di respirazione di cui abbiamo parlato: inspiriamo dunque profondamente a livello diaframmatico, e nella stessa inspirazione continuiamo a riempire i polmoni a livello toracico e poi in alto, a livello clavicolare. Espirando, al contrario, inizieremo a svuotare i polmoni dalla sommità, per scendere lentamente verso il fondo.

Mano a mano che l’aria riempie tutti i nostri polmoni sentiamo dunque ancora di più come il respiro porta in sé qualcosa di profondamente nuovo: tutta l’energia del prana che è Amore, nutrimento, calore.

Allo stesso modo, ad ogni espirazione lasciamo andare ciò che non ci serve più, i nostri blocchi, le nostre tensioni e preoccupazioni; ci svuotiamo completamente, ci abbandoniamo e facciamo spazio per tutto ciò che verrà, che di nuovo ci sarà in noi.

Ad ogni respiro andiamo così ad espanderci ed ammorbidirci, sentiamo in noi il senso profondo di gratitudine e unione con tutto ciò che esiste, con la Vita che porta in noi nuova energia e ad ogni respiro ci rinnova.

Respiro dopo respiro siamo infatti completamente diversi.

Ad ogni respiro, sentiamo la nostra vita che ricomincia.


Categories: Filosofia Yoga

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