In unione con l’Energia del Tutto: Kundalini Shakti

energia e meditazione

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Quante volte abbiamo sentito parlare della famigerata Kuṇḍalinī? Del suo fantomatico “risveglio”? E probabilmente avremo pensato a qualcosa di sfuggente, praticamente una chimera.

Scopriamo insieme esattamente cosa è Kuṇḍalinī e perché in realtà si tratta di qualcosa assai “concreto”, e in alcuni casi addirittura tangibile.

La scintilla di Universo che è in noi

Nella lingua sanscrita, il termine Kuṇḍalinī è utilizzato per indicare un aspetto della Shakti, l’energia divina presente nel corpo umano.

Citata negli antichi testi della tradizione induista, è infatti associata a Shiva: mentre questi è considerato causa materiale dell’Universo, Shakti rappresenta il suo riflesso nel mondo materiale, quell’energia che è manifestazione del divino Universale, all’interno di ogni individuo.

La scintilla di divino che è dunque per natura anche in noi.

Il risveglio di Kuṇḍalinī

Shakti può quindi essere rappresentata anche come una Dea, una raffigurazione femminile, sposa di Shiva. Come Parvati, “figlia della montagna”, o come Kali, la “dominatrice del tempo”.

Nella sua veste di “Kuṇḍalinī”, questa divinità assume nella tradizione l’aspetto di un serpente. In sanscrito infatti Kundali significa “ricurvo” o “attorcigliato”: il nome riflette a pennello la normale condizione in cui l’energia divina si trova in tutti esseri viventi: arrotolata e “dormente”, proprio come un serpente attorcigliato su se stesso, alla base della colonna vertebrale.

La si colloca infatti tradizionalmente in corrispondenza di muladhara (la radice), primo fra i sette chakra principali, i centri di scambio energetico del nostro corpo con l’esterno.

Qui la dea Shakti riposa, in attesa del risveglio, che le consentirà di risalire con forza, nella forma di Kuṇḍalinī, attraverso tutto il corpo, per arrivare al capo e trovare il ricongiungimento con Shiva, donando all’individuo liberazione e la pace.

Nulla di magico, o astratto, anzi.

Il risveglio di Kuṇḍalinī Shakti rappresenta la capacità di maturare consapevolezza della nostra energia e del suo incanalarsi in armonia con l’energia del Tutto intorno a noi.

E lo yoga può essere la nostra chiave d’accesso per questa armonia, per riconoscere quella scintilla di divino che si trova in noi.

L’Unione dello yoga

La tradizione yogica, infatti, ci porta attraverso la pratica a fare esperienza della nostra energia profonda, attraverso lo scorrere del prana per tutto il corpo in tre canali principali, che si incrociano al livello dei 7 chakra.

Questi canali energetici, detti anche nadi, prendono il nome di ida, pingala e suṣumṇā. I primi due corrono idealmente ai lati della colonna vertebrale, incrociandosi “a spirale”; suṣumṇā nadi invece si estende in corrispondenza della colonna, e arriva fino alla sommità del capo.

Con la pratica yoga, portando consapevolezza nel respiro, e nel continuo fluire della nostra energia attraverso le nadi e i 7 chakra principali, possiamo risvegliare il “serpente addormentato”, e tracciare il percorso dell’energia dormiente alla base di suṣumṇā, per farla risalire lungo tutto il corpo.

Così la dea Shakti può simbolicamente ricongiungersi con il suo sposo Shiva; nella nostra vita può realizzarsi quell’Unione profonda che altro non è se non lo Yoga.

Unione di corpo mente e spirito con la nostra energia più profonda, parte dell’eterno fluire dell’energia nell’Universo, intorno, prima e dopo di noi.


Categories: Filosofia Yoga

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