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Il corpo lo sa.
Sono tanti i doni che riceviamo, praticando le posizioni yoga: ritroviamo il nostro personale allineamento, equilibrio, allungamento.
Ed il corpo, dal canto suo, impara in fretta, ha memoria e un’intelligenza evolutissima che gli permette di prendere sempre più facilmente tante “forme” diverse sul tappetino: arco, ponte, pesce, montagna, il dio Shiva, e di sentire su di sé il lavoro di ciascuna.
Eppure quando pratichiamo c’è qualcos’altro, qualcosa che percepiamo e che va al di là del corpo fisico; qualcosa che non siamo subito in grado di definire.
Ma c’è, sempre presente.
E piano piano nella pratica, questo qualcosa si fa riconoscere sempre meglio, con il suo dono nuovo: la sensazione che ogni asana è in realtà una perla in una collana molto più lunga, un passo del cammino per entrare più in profondità e trovare qualcosa in più: la riscoperta e la consapevolezza, anche dentro di noi, di quell’equilibrio, benessere e distensione percepiti dal corpo.
Per portare dentro di noi questa consapevolezza non occorre certo portarsi in verticale sulla testa, o contorcersi come equilibristi sul tappetino, o inarcarsi in un ponte che tocchi il cielo.
Non è questo l’obiettivo della pratica.
Non c’è esibizionismo, nello yoga, né un traguardo da raggiungere, o men che meno qualcun altro o qualcosa con cui paragonarci.
Per sentire il benessere dello yoga, nel cuore e all’anima, non dobbiamo fare altro che restare in noi stessi, consapevoli e “presenti” durante la pratica attraverso il flusso del respiro; così che non sia solo il nostro corpo a praticare ma tutto il nostro essere, integro e unito, nel momento presente e nel rispetto per le capacità, necessità e inclinazioni del corpo.
Concentrarci sul respiro e fare attenzione al suo movimento sottile, entrare nel suo fluire, ci porta infatti appieno a vivere lo yoga nel momento presente.
E allora lo sentiamo subito, la pratica diventa qualcosa di molto più profondo del riprodurre una forma, o del fare esercizi di estensione o allungamento.
Quella forma, quell’allungamento, quell’asana, attraverso il respiro non sono più solo pratica fisica, ma acquistano significato, ci riportano in connessione con qualcosa di più profondo, che sentiamo dentro e fuori di noi, ad ogni inspirazione ed espirazione.
Ed allora non prendiamo la forma dell’albero, dell’arco, della montagna: semplicemente respirando nell’asana siamo in noi, ed in noi siamo albero, arco, montagna.
Sempre più Uniti e sempre più “a casa”, ad ogni inspirazione ed espirazione.
In questo ritmico fluire del respiro possiamo dunque riconnetterci con noi stessi in Unione con il Tutto, in unione con l’Amore che respira assieme a noi: qui ed ora, ovunque e sempre.
E allora Tutto è Uno, Tutto è amore, tutto è yoga.